Le foreste in Italia? Più incolte che oscure. Boschi in crescita, ma spesso abbandonati- Corriere.it

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Le foreste in Italia? Più incolte che oscure. Boschi in crescita, ma spesso abbandonati- Corriere.it

Le cose starebbero cos: o i boscaioli italiani hanno deciso di incrociare le braccia, oppure mancano del tutto i piani di pianificazione pubblica del nostro patrimonio forestale. Ma, per fortuna, la realt leggermente diversa: i boschi crescono rispetto agli anni passati (ed gi una buona notizia), ma quelli incolti aumenterebbero sempre di pi. La fotografia del patrimonio boschivo italiano arriva dal terzo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (qui un estratto) realizzato dal Comando Unit Forestale Ambientale e Agroalimentare dell’Arma dei carabinieri in collaborazione con Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi per l”economia agraria), oltre al contributo dei Corpi forestali delle Regioni e Province autonome. Un inventario importantissimo se consideriamo che stato pubblicato a poche settimane dall’appuntamento di Cop26 a Glasgow, in Scozia, nel corso del quale si far il punto anche sui cosiddetti serbatori forestali del mondo intero: Fondamentali per combattere il cambiamento climatico, ricorda Diego Florian, direttore di Fsc Italia, il cui marchio identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Gli esperti, aggirandosi per boschi e foreste del Belpaese, parlano di luci e ombre. Se da una parte, infatti, il 36,7 per cento dell’Italia coperto da boschi, una superficie aumentata del 18,4 per cento in una decina d’anni (587 mila ettari), raggiungendo gli undici milioni di ettari; dall’altra, i boschi cedui e le fustaie, quelli che producono legna da ardere, hanno la stessa estensione dell’inventario precedente, ossia 3,8 milioni di ettari. Ma aumentata anche la capacit di assorbimento della Co2 dei serbatoi forestali, passando dai 490 milioni di tonnellate di sedici anni fa, ai 569 attuali. E’ vero, si tratta di numeri molto incoraggianti per i nostri boschi: purtroppo, per, la stragrande maggioranza di essi sono in stato di abbandono, sia sul versante pubblico che privato, osserva Florian, sottolineando che solo il 9,5 per cento dei cedui nella fase ‘giovanile’ e appena l’1,2 per cento ‘in rinnovazione’, un dato bassissimo, che possiamo interpretare con una presenza molto limitata di attivit umane legate al bosco.

Solo in Trentino la gestione razionale al 43%

Scendendo un po’ pi nel dettaglio, non che le cose cambino positivamente. Soffermandoci sulla superficie media boschiva sottoposta a tecniche di gestione razionale, scopriamo che solo il Trentino Alto Adige presenta una percentuale elevatissima, il 43,4 per cento. Il resto d’Italia? Un misero 11 per cento sottoposto a tecniche di disboscamento e rinnovo con piante giovani. Insomma, occorre fare presto per preservare il patrimonio forestale attraverso una corretta pianificazione pubblica. A proposito: “La percentuale di bosco dotata di piani particolareggiati abbastanza limitata sul territorio nazionale: il 15.3 per cento. Ed anche in diminuzione”, conclude Florian.

Tagliare bene, aiuta la risorsa

Ma il problema della gestione sostenibile delle foreste non legato soltanto all’Ambiente. Esistono, infatti, dei risvolti di natura economica molto importanti. Vorrei capire perch nei Paesi del Nord Europa il prelievo ligneo forestale raggiunge il 70 per cento da piante rinnovate, mentre in Italia siamo fermi al 25 per cento. Gabriele Calliari, presidente di Federforeste, una risposta ce l’ha, eccome. La sua pi che altro una provocazione: Da noi, in Italia, in molti sono ancora convinti che tagliare un bosco sia come distruggerlo: in realt, se frutto di una pianificazione attenta, il bosco diventerebbe ancora di pi una risorsa.

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