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Luigi Camarilla tra echi d’Omero e relitti di migranti

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I legni delle vecchie barche rivivono e brillano di colori sgargianti. E in loro echi d’Omero e del mare delle civiltà. Sono occhi su un mondo lontano che oggi è ancor più periglioso per i disperati che vi si avventurano in cerca di una salvezza agognata e lontana. In occasione dell’Infiorata di Genzano di Roma che per la 244° edizione ha eletto per tema “La nostra Madre Terra” lo scultore siciliano Luigi Camarilla espone le sue sculture densamente metafisiche.
Cronistoria di una ricerca espressiva che intreccia pittura figura e scrittura, nelle sale del cinquecentesco Palazzo Sforza Cesarini, la mostra scandisce i temi di Spiritualità, Mito e Tempo Presente esplorati dall’artista dal 1996 al 2022.

I pescatori siciliani e i migranti

Interamente realizzate con i legni sgargianti delle vecchie barche dei pescatori siciliani e dei migranti, materia prediletta che mette in luce lo spirito antropologico di un lavoro teso tra sentimento delle origini e impegno civile, le opere e installazioni ci parlano di tradizione iconografica della devozione popolare, di echi degli antichi personaggi omerici, di migrazioni dei popoli che impongono il dialogo tra le culture.

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