Navi, un pieno di ammoniaca per le rotte green. Vantaggi e rischi di una possibile svolta- Corriere.it

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Navi, un pieno di ammoniaca per le rotte green. Vantaggi e rischi di una possibile svolta- Corriere.it

Alla ricerca di energie alternative. E’ la parola d’ordine dell’industria messa alle strette delle indicazioni governative di quasi mezzo mondo. Se sia l’eolico, il solare o l’idrogeno, il “carburante” magico del prossimo-dietro l’angolo futuro, non ancora molto chiaro. Piuttosto, come se lo spartito da eseguire cambiasse a seconda di chi chiamato a suonarlo. Di certo, sorprendono, per quanto riguarda i trasporti, le prime ammissioni di cambio di rotta da parte delle stesse imprese dell’industria marittima, i cui cargo, lo sappiamo ormai da tempo, sono tra i principali inquinatori del mare. Non ce ne rendiamo conto ma sono le spedizioni, il cuore del commercio globale, la prima causa di emissioni di gas serra: peccato che armatori e persone predisposte alla regolamentazione dei viaggi su mare, facciano davvero poco o nulla in chiave di sostenibilit, ha dichiarato pi di una volta l’inglese Gavin Allwright, tra i pi grandi fautori della navigazione delle portacontainer a vele spiegate: Le navi-cargo possono inquinare meno muovendosi sfruttando la forza del vento.

Il 6 novembre a Glasgow, nel corso di “Shaping the Future of Shipping”, summit dedicato al futuro delle spedizioni, si parler del “carburante” ammoniaca, oggetto di studio in un recente report di Carbon Neutral Consulting. Sar la Cop26 delle spedizioni marittime. E un altro settore che potrebbe riservare sorprese quello delle navi container a vela, cui Pianeta 2021 ha dedicato un’inchiesta

Di sicuro, il tema ritorna di attualit tutte le volte che c’, guardo caso, un grosso appuntamento all’orizzonte. E tra pochi giorni, il prossimo 31 ottobre, come noto, in Scozia, nella citt di Glasgow, andr in scena il summit mondiale per il bene della Terra, l’appuntamento di Cop26, in programma fino al 12 novembre. E’ comunque interessante che le grandi imprese del trasporto marittimo (tra le pi chiamate in causa quando si parla di tutela dell’ambiente) si siano date appuntamento il 6 di novembre per una conferenza parallela a quella di Glasgow, “Shaping the Future of Shipping”: un summit nel corso del quale grande spazio sar dedicato al carburante alternativo al gasolio, l’ammoniaca, ricavato dall’elettrolisi dell’idrogeno verde. Si comincia a parlare sempre pi, infatti, di navi alimentate ad ammoniaca.

Quel report che traccia la rotta

Da dove nascerebbe questo cambio di passo (oltre che di vedute)? Recentemente, Carbon Neutral Consulting (Cnc) ha pubblicato un report nel quale si sottolinea quanto l’ammoniaca possa essere la chiave per una strategia vincente per tutte le aziende del settore marittimo, responsabili ogni anno di scaricare nell’atmosfera qualcosa come un miliardo di tonnellate di anidride carbonica. Parlavamo di cambio di passo ed ecco il motivo. Come si nota, leggendo l’Ammonia Report, tra le pagine redatte da Stephen Crolius, coautore, insieme a Milton Bevington, del report, oltre che presidente della Cnc, l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) avrebbe dovuto ridurre del 50 per cento le emissioni di gas serra. Ma non tutte le industrie marittime sono in grado di condurre una fase di decarbonizzazione: Appena il 20 per cento su un campione di 500 aziende del settore saprebbe come fare, ricorda Crolius, il quale sar presente a Glasgow, il 6 novembre, in occasione del “Shaping the Future of Shipping”, nel corso del quale si prover a spiegare l’importanza di una “strategia dominante” (la definisce cos, Milton Bevington, coautore del report) per tutte le aziende marittime chiamate in causa.

Domande, risposte e molti dubbi

E’ chiaro come il sole quanto occorrano comunque una strategia aziendale ed un piano d’azione efficaci per le aziende attirate dalla causa del carburante-ammoniaca. Per. Attenzione, tra le 64 pagine del report, sia Crolius che Bevington mettono in guardia il lettore facendo subito capire che se l’ammoniaca potrebbe essere benissimo il carburante ideale in questa fase di transizione energetica, non detto che possa essere il rimedio universale e per sempre. E qui il report si apre ad una serie infinita di domande. Alle quali sicuramente l’appuntamento di Glasgow sapr trovare pi di una risposta. Con una impostazione quasi socratica e poco industriale, i coautori di “Ammonia Report” invitano le aziende a muoversi con circospezione riguardo alla transizione energetica in chiave di idrogeno verde: Le imprese legate al trasporto marittimo dovrebbero chiedersi: da chi sostenuta a livello internazionale l’idea di un carburante ad ammoniaca, e quali sono vantaggi e svantaggi? E sar possibile utilizzarla per il trasporto marittimo prima del 2030?.

L’esempio di Ineos in Europa

Insomma, vien da domandarsi se davvero sar una piccola, grande rivoluzione in grado di modificare l’immagine delle spedizioni delle merci in giro per il mondo. Intanto, pi di qualcosa si muove sul fronte delle grandi imprese che operano nel settore chimico. Basti pensare alla recente dichiarazione della britannica Ineos: entro dieci anni, investir pi di due miliardi di euro per la produzione di idrogeno verde a zero emissioni di carbonio nell’intero Continente. Lo far attraverso la sua sezione aziendale Inovyn, la cui esperienza nella elettrolisi (stiamo parlando del pi grande operatore europeo in questo settore) diventa cruciale per produrre idrogeno verde per la generazione di energia, trasporti e ad uso industriale. Dove? Norvegia, Germania, Belgio, Regno Unito e Francia saranno i primi Paesi coinvolti in questo grande progetto. Nella citt di Colonia, in Germania, il sito di Ineos, gi oggetto di una recente azione di decarbonizzazione degli impianti, sar sfruttato per la produzione di ammoniaca verde. Un elettrolizzatore da 100 Megawatt permetter l’abbattimento di 120 mila tonnellate di Co2 ogni anno. Inoltre, offrir opportunit di sviluppo di e-fuel, di benzina sintetica attraverso applicazioni Power-to-Methanol su scala industriale. E le navi? Stanno a guardare. Ma ancora per poco ci ricordano gli autori di “Ammonia Report”.

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